Antonello Venditti: riporta a teatro i mitici anni Settanta e Ottanta

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Antonello Venditti, 70/80...Ritorno al futuro

Libro rosso dei ricordi in mano, gli immancabili occhiali da sole, una semplice camicia marrone sopra un paio di jeans e – come lui stesso ha confessato – una spalla dolorante con cui è difficile suonare il piano: eppure, Antonello Venditti è partito alla grande, lunedì 3 febbraio presso il Teatro EuropAuditorium di Bologna, con il nuovo tour ’70/’80… Ritorno al futuro, uno spettacolo di musica e parole che in questa serata inaugurale è durato circa tre ore.

D’altra parte, l’aveva detto lui stesso: “È venuto il tempo in cui la mia storia torna come speranza di non vissuto a riempire la nostra vita. Dico questo perché quarant’anni passati insieme per tutti potrebbero costituire la nostra storia, ma le canzoni che l’hanno rappresentata e che proporrò sonoil nostro ritorno al futuro.

Quarant’anni, si sa, sono davvero tanti e di cose da dire, da raccontare e da suonare ce ne sono a milioni. La storia di Antonello parte, allora, da quell’infanzia in cui il rapporto con la madre non era semplice e in cui Roma era prepotentemente presente in ogni singola giornata – non a caso la terza canzone della scaletta è proprio Roma Capoccia“Per me fare questo spettacolo è un po’ come tornare indietro nel tempo, per questo mi emoziona in modo particolare”, spiega Antonello al pubblico seduto attento, nella sala gremita dell’EuropAuditorium.

Così, la prima parte di 70/80… Ritorno al futuro lo vede protagonista assoluto della scena, con solo un pianoforte sotto le dita e fiumi di storie da raccontare: c’è, ad esempio, la censura che colpì Compagno di scuola, c’è l’affetto per il padre, ci sono le prime esibizioni nella capitale e gli amici persi a causa dell’eroina: insomma, ci sono Le cose della vita che fanno piangere i poeti, ma se non le fermi subito diventano segreti.

Lo spettacolo di Venditti, prodotto dalla F&P Group, in fondo è proprio questo: una lunga confessione, il romanzo della vita di un artista che, a un certo punto, andò a Milano, fece carriera, si sposò, ebbe un figlio, amò, sbagliò, imparò: fece, in pratica, quelle stesse cose che in tanti prima o poi si ritrovano a fare, con la sola differenza che qui la musica fu sempre il cuore e la motivazione profonda per qualunque azione, per qualsivoglia emozione. Anche – soprattutto – per amare, che, secondo Venditti, non significa altro se non due cose: saper perdonare e saper accogliere.

Sono proprio i momenti d’amore quelli che più toccano la platea, la fanno sorridere e ricordare:Notte prima degli esami – con cui si entra a pieno titolo nei mitici anni Ottanta, dopo aver ripercorso tutti i Settanta – SaraRicordati di meLillyGiulia. Ma l’amore non è soltanto questo: amare significa anche “sentirsi meno soli in una città, perché sai che da qualche parte c’è un amico che ti vuole bene”. E allora ecco che Ci vorrebbe un amico Antonello la vuole dedicare a Lucio Dalla, il quale gli fu accanto nei momenti felici e meno della vita.

Simpatica e originale, nel contesto di una musica senza tempo che non smetterà mai di emozionare, la scenografia scelta, che a turno si avvale di uomini e donne presi dal pubblico, fatti salire sul palco e infilati dentro una sorta di concerto-evento teatrale spigliato e informale, in cui la spontaneità crea vicinanza, fisica e sentimentale. Il ’70/’80… Ritorno al futuro tour è appena iniziato: nelle prossime settimane toccherà le città di Bergamo, Trieste, Cesena, Milano e Cremona, per poi proseguire a marzo a Firenze, Napoli, Catania e ovviamente Roma.

Informazioni utili:
www.antonellovenditti.it
www.teatroeuropa.it

Fonte: www.musicroom.it

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