Ghita: Per quello che sono, l’album d’esordio della cantautrice romana

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Ghita Per quello che sono recensione

Per Quello Che Sono è l’album d’esordio della giovane cantautrice romana Ghita Casadei, in arte Ghita, considerata forse non a torto uno tra i più interessanti talenti del panorama musicale contemporaneo. L’album si compone di undici brani e contiene storie sull’amore in tutte le sue forme, raccontate da una voce e con uno stile che oscillano tra il classico cantautorato italiano e ritmi blues e folk: una creazione ricca di ironia e sentimento, frutto di un percorso forte e determinato e di un lungo lavoro che viene da anni di gavetta nei locali della Capitale e non solo.

Ma prima di addentrarci più appronditamente nelle sonorità del cd Per Quello Che Sono, conosciamo un po’ meglio Ghita. Nata a Roma nel 1984, ha iniziato a soli sei anni lo studio del canto, dedicandovi tanti anni della sua vita. Contemporaneamente ha cominciato a suonare la chitarra e il pianoforte, scrivendo le sue prime canzoni. Finalista nel 2009 al Festival degli Autori, l’anno successivo insieme ad altri giovani autori ha fondato l’assemblea musicale permanente Condominio Cantautori. Da alcuni anni collabora con l’Emporio delle Arti e la Compagnia dell’Albero di Minerva in vari spettacoli teatrali in qualità di cantante. Nel 2012 è entrata in studio di registrazione per autoprodursi il primo disco, dal titolo Per Quello Che Sono, insieme al proprio gruppo formato da Simone Battista, Emanuele Frascà e Daniele Russo, e con il fondamentale apporto, sia creativo che pratico, di Pietro Casadei. L’album è stato pubblicato il 30 aprile 2013.

Per Quello Che Sono è un disco ben confezionato, leggero, che non mira a strafare o a voler stupire a tutti i costi, con una produzione essenziale che mette in risalto la voce pulita di Ghita (tanti anni di studio di canto non sono trascorsi invano) e il suo stile che batte i sentieri della tradizione italiana impreziosendola di spunti ironici e trovate pungenti.

Verrebbe naturale l’accostamento a Nina Zilli ma l’artista piacentina è sicuramente più ancorata alle fascinose atmosfere d’antan, mentre Ghita si muove più liberamente tra sonorità che possono senz’altro richiamare i ’50 e i ’60 e timbri decisamente più attuali, tra la Grazia Di Michele degli esordi e una Carmen Consoli meno arrabbiata. O, perché no, Anna Basso, eccezionale voce dei sottostimatissimi Dottor Livingstone.

Come detto, l’album contiene undici pezzi: dieci inediti, di cui Ghita è autrice di musica e testi, e la cover di Come Pioveva di Armando Gill. Oltre al bel singolo Mio Bel Fior, ci sono piaciuti molto la raffinata Amore e Di Più, Mani di Sabbia e l’ipnotica La Passatista, il brano forse più sperimentale del disco e probabilmente uno tra i più riusciti. Ma è l’intero progetto Per Quello Che Sono a meritare un sincero plauso.

Ghita, Mio Bel Fior: video ufficiale

Fonte: www.musicroom.it

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