Marco Ammar Band: Conscious Delirium, la recensione dell’album della rock band romana

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Marco Ammar Band Conscious Delirium recensione

Dalla capitale non solo cantautori o menestrelli: la Marco Ammar Band, che con Conscious Delirium ha finalmente dato alle stampe il suo primo album di inediti, propone invece un rock potente, cantato rigorosamente in inglese e animato da un’ispirazione profonda. Un rock anche raffinato, ricco di invenzioni melodiche e ritmi funk.

Il progetto Marco Ammar Band ha preso piede a Roma nel 2011 dall’incontro tra Marco Ammar, compositore e paroliere con all’attivo varie musiche originali composte per documentari e sigle televisive nonché di un progetto di rivisitazioni in chiave acustica del pop anni ’80, con i musicisti Manuel Turco (batteria), Valerio Troiani (chitarre) e Fabio Penna (basso), tutti con alle spalle esperienze musicali di rilievo. Nel giro di pochi mesi l’intesa fra i quattro cresce grazie a parecchie serate live nei locali di Roma e nell’agosto 2012 la Marco Ammar Band inizia le sessioni di registrazioni per la produzione dell’album d’esordio Conscious Delirium, uscito lo scorso 1° febbraio.

Conscious Delirium è sicuramente un album coraggioso. Nell’Italia della musica usa-e-getta, dei tormentoni radiofonici e dei prodotti da talent show, proporre un disco di puro rock potrebbe infatti sembrare una follia, quasi un voler sfidare i gusti del pubblico pur sapendo di andare incontro a una sicura sconfitta. Ma Marco Ammar e i suoi sodali sanno benissimo quel che fanno: le 12 tracce di Conscious Delirium solcano con potenza e una certa eleganza le diverse sonorità rock, dal melodico al progressive, in un copione dove tutti e quattro gli (ottimi) interpreti recitano perfettamente la loro parte. Il risultato è un album quasi d’altri tempi ma non fuori tempo massimo: c’è il profumo della psichedelia anni ’70 ma non mancano influenze decisamente più recenti, provenienti soprattutto dalla sfera alternative d’oltremanica.

Del resto nelle sue note biografiche Marco Ammar racconta che gli è capitato di ‘spararsi al buio a tutto volume In Rainbows dei Radiohead‘, ma oltre ai riff riconducibili alla band di Oxford in Conscious Delirium ci troviamo anche Dave Matthews, Jeff Buckley, persino David Bowie. E, perché no, David Gilmour?

Peccato siano di Roma e non di Londra, verrebbe da pensare: il loro percorso risulterebbe senz’altro più semplice, ma non è detto che anche in Italia l’indie rock debba per sempre essere confinato al pomeriggio del Concerto del Primo Maggio (cit. Elio) o ai locali delle periferie. Fin quando gruppi come la Marco Ammar Band continueranno a proporre musica di qualità, c’è sempre speranza che arrivi il momento di una grande rivoluzione musicale, tipo quella paventata da Nick Hornby in Alta Fedeltà. Ovviamente all’insegna del rock.

Marco Ammar Band, Phantasmagoria: video clip

Fonte: www.musicroom.it

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