Isole Canarie: Halloween da brivido tra eventi, miti e leggende locali

Tra foreste imperscrutabili, temibili vulcani e piante miracolose le Isole Canarie ad Halloween sanno regalare emozioni anche ai più impavidi cacciatori di brividi.
Per celebrare la notte più infestata dell’anno, l’arcipelago mette in mostra tutte le sue atmosfere dark. Tra eventi a tema, luoghi incantati e racconti popolari.
L’isola di Gran Canaria si prepara ad accogliere i turisti più temerari il 31 ottobre. Giorno in cui si commemorano gli antenati defunti e per questo chiamato dai locali “Fiesta de los Difuntos” o “Fiesta de los Finaos”.
Anticamente di sera i bambini andavano di casa in casa per chiedere i cosiddetti “finaos”. Ricevendo mandorle, noci, fichi secchi o castagne da condividere poi in famiglia.
Mentre si ascoltavano i racconti della donna più anziana della famiglia. Ora invece sotto l’influenza di Halloween, si dà sfogo a sfilate di zombie e costumi spaventosi.
In questa notte Plaza de Santa Ana si trasforma nel palcoscenico dell’opera teatrale “Don Juan Tenorio” di José Zorrilla.
Sempre a Gran canaria, il paese di Telde invece ospita il famoso e mostruoso evento University Halloween XL 2024. Tra le esperienze principali, si potrà entrare in un cimitero vivente, per aggiungere un tocco di mistero e terrore alla serata.
Oltre ad assistere a una grande varietà di spettacoli dal vivo. Accendendo ad una zona riservata alle photo opportunities, per catturare i momenti più memorabili.
Oltre agli eventi l’alone di mistero delle Isole Canarie è alimentato dai racconti che le popolano. Questo viaggio cultuale inizia ai confini dell’isola di Tenerife, dove spicca una delle cime più alte d’Europa come il vulcano El Teide.
I primi abitanti dell’arcipelago narravano che qui vivesse un demone chiamato Guayota, che rapì per gelosia il Dio del Sole Magec. Intrappolandolo nel vulcano e facendo precipitare il mondo nelle tenebre.
Ma Tenerife è anche patria di uno dei più famosi spettri delle Isole Canarie e dell’intera Spagna come Catalina Lercaro. Appartenente alla ricca famiglia dei Lercaro Catalina si tolse la vita quando il padre la costrinse a sposare un uomo anziano, gettandosi in un pozzo.
Nonostante la volontà dei genitori di seppellirla nel cimitero, la Chiesa si oppose per via del suo suicidio. Da allora leggenda vuole che la sua anima vaghi ancora per le stanze di quel palazzo. Dove talvolta si possono udire i suoi passi tra i corridoi e le stanze.
Teatro di una scenografia sorprendente tra fertili vallate, bianchi villaggi, palmeti e spiagge dorate Lanzarote è l’isola dove riecheggia il mito dell’aloe vera. Pianta medicinale così chiamata in memoria di due innamorati, che si sposarono nel 1730.
Aloe figlio dell’uomo più ricco di Lanzarote e Vera, figlia di un agricoltore di piante medicinali. Durante la celebrazione del matrimonio, si dice che la terra iniziò a tremare e il vulcano ad eruttare. Minacciando gli invitati con una pioggia di rocce e cenere.
Purtroppo la sposa fu colpita da una roccia lavica e il giovane cercò disperatamente ma invano di salvarla. Spostando il macigno rovente con una forca a cinque punte.
Vedendo il corpo esanime dell’amata Aloe impazzito iniziò a correre verso la vallata del Timanfaya con in braccio la ragazza e il forcone. Stremato dal cammino, gridò alzando la forca al cielo, fino a quando la lava incandescente non lo fece sparire unendo indissolubilmente Aloe con Vera.
Il Parco Nazionale del Garajonay deve invece il suo nome ai due amanti Gara principessa Agulo e Jonay figlio del re dei Guanci.
La loro però era una storia impossibile in quanto un presagio li aveva già avvertiti. Se fossero stati insieme il fuoco del Teide li avrebbe travolti, presagio che poi si rivelò veritiero.
Il loro legame era talmente forte che Jonay per raggiungere l’amata attraversò a nuoto lo stretto di mare tra le due isole. Una volta scoperti dal padre di Gara, furioso per la fuga della figlia, i due si trafissero insieme, suggellando così la loro unione eterna.
Originaria dell’isola di Fuerteventura è invece la leggenda della luce di Mafasca. Narra di alcuni pastori che decisero di preparare il fuoco per rifocillarsi e accamparsi durante la notte, alla fine di una lunga giornata di lavoro.
Durante la ricerca della legna da ardere, trovarono una piccola croce di legno. Per la troppa fame decisero di utilizzare comunque questo simbolo sacro per alimentare il fuoco.
Improvvisamente le fiamme si alzarono e dalle ceneri della croce emerse una luce che sembrava avere vita propria. I pastori scapparono spaventati e raccontarono a tutti ciò che avevano visto. Convinti che si trattasse dell’anima del defunto di cui avevano distrutto il ricordo con il loro gesto.
Da allora si dice che questa luce continui ad apparire in notti silenziose e buie sia a Fuerteventura sia nelle altre isole.
Per chi volesse vedere uno scenario “da brividi”, Fuerteventura ospita uno dei luoghi più desolati e solitari di tutte le Canarie. Si tratta del Cementerio Marino de Cofete. Un piccolo cimitero in riva all’oceano nella parte meno abitata e più desertica dell’isola come la costa sud-occidentale.
Dove le dune di sabbia create dai venti sahariani si uniscono a decine di coni vulcanici e colate di lava relativamente recenti.
Infine l’itinerario tra mito e realtà alle Isole Canarie si conclude con il mito di San Borondón. Nome con cui come veniva chiamata nella cartografia medievale un’isola che sembrerebbe scomparsa senza lasciare traccia, se mai realmente esistita.
È un racconto a cui gli abitanti dell’arcipelago sono particolarmente affezionati proprio per la magia che circonda quest’isola avvistata da alcuni. Ma sempre avvolta da una fitta nebbia o da strati di nuvole (per molti riconducibili a un mero effetto ottico).
San Borondón nel tempo è soprannominata in diversi modi tutti molto suggestivi: isola segreta, perduta, incantata o l’isola “non trubada”.
Fonte: Elena Ubertazzi ( DAG Communication )




















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